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Nel tempo della folla solitaria

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0. Da tempo abbiamo messo a critica la forma-movimento, ovvero un’identità di appartenenza a qualcosa che non c’è più. C’è stato un periodo in Italia, e qui sta la nostra anomalia forte, in cui dirsi militanti di movimento significava qualcosa di preciso, un noi organizzato dentro l’autonomia delle lotte e della soggettività di classe. A partire dagli anni ’80 e poi con l’esperienza dei centri sociali degli anni ’90, abbiamo ereditato quell’anomalia e continuato a definire in modo specifico e non generico il movimento.

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Attaccare il governo della crisi

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0. Il goffo tentativo dell’uscente governo Pd di presentarsi come baluardo democratico di fronte all’avanzata neofascista – nonostante l’estrema indulgenza e in alcuni casi la diretta connivenza con le organizzazioni della destra radicale – è stato spiazzato dalle intense settimane di mobilitazioni antifasciste nelle settimane a cavallo delle elezioni del 4 marzo. Le piazze e i cortei hanno cioè in buona misura scavalcato il tentativo di legittimazione politica con cui la dirigenza democratica pensava di riconquistare il consenso elettorale, spacciandosi come forza antifascista responsabile.

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Nuove bussole per una vecchia rotta

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Il dito e la luna. Troppo noto il proverbio, troppe le occasioni per rispolverarlo negli ambienti di “movimento”. Già, il termine dobbiamo necessariamente metterlo tra virgolette, perché ci riferiamo agli ambienti dei gruppi e dei singoli che rivendicano un’appartenenza a un generico movimento immaginario indipendentemente dall’esistenza o meno di movimenti reali. Peggio ancora, quando un movimento reale c’è, sempre più spesso capita che gli ambienti di “movimento” non lo comprendano, ne siano distanti, facciano da tappo o addirittura ne siano ideologicamente contrapposti.

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Bastonare il cane che affoga

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0. Il 18 brumaio preventivo di Matteo Renzi è fallito, seppellito da una valanga di No con biglietto di accompagnamento, lo stesso che ai primi exit poll è rimbalzato su tutti i social: #CIAONE. Il fatto che nella vicenda specifica né di tragedia né di farsa ma di avanspettacolo si debba parlare, nulla toglie alla portata del risultato. Come direbbe lui, le chiacchiere stanno a zero e il voto, per dimensioni e percentuale di votanti, è divenuto un combinato disposto da knock out.

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Il contrario di destra non è sinistra: è rottura

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0. “Lerner era scettico. C’era troppa ostilità tra gli ebrei e i polacchi, troppi battibecchi, sopraffazioni, furti e maldicenza. ‘Non staranno mai dalla stessa parte,’ insisteva ‘si odiano a morte!’. ‘L’odio va bene’ ribatté Pecora Rossa. ‘Tutto quello che bisogna fare è convogliarlo nella giusta direzione’”. Il romanzo è Acciaio contro acciaio di I.J. Singer, l’epoca completamente un’altra. Tanto da rendere del tutto inadeguati, perfino farseschi, i lineari parallelismi storici che vanno molto di moda negli ultimi anni.